Carla Pugliano

VALENTINA MINNITI - BIENNALE DI VENEZIA 2026

VALENTINA MINNITI - BIENNALE DI VENEZIA 2026

Approfondimento e relativa presentazione critica nel Padiglione Nazionale del Guatemala LAS INVISIBLES – 61ª Biennale di Venezia Arte

“Transizioni”. Una riflessione sulle polarità dell’esistenza di Valentina Minniti Transizioni è presentata presso lo Spazio Berlendis, all’interno del Padiglione Ufficiale del Guatemala, a cura della dott.ssa Stefania Pieralice, nell’ambito della 61ª Biennale d’Arte di Venezia. L’opera è firmata dalla pittrice contemporanea Carla Pugliano e costituisce una sintesi di un nuovo approccio all’interno della ricerca dell’artista. Attualmente, Pugliano occupa una posizione particolarmente interessante all’interno del panorama artistico contemporaneo italiano. Attiva sia come artista sia come gallerista, vanta una formazione di alto profilo che include il Master Accademico conseguito sotto la guida del maestro Roberto Ferri, figura di riferimento della figurazione contemporanea italiana. A ciò si affianca un significativo percorso espositivo che l’ha condotta a partecipare, tra le altre esperienze, alla 60ª Biennale d’Arte di Venezia all’interno del Padiglione di Grenada. Tra gli aspetti più significativi della sua ricerca vi è la capacità di collocarsi in una fertile zona di confine tra figurazione contemporanea e astrazione. Pur muovendosi spesso entro coordinate riconducibili all’espressionismo astratto, la sua pittura non rinuncia mai a una marcata componente simbolica e concettuale. Figure umane, corpi, cromie intense, simboli esoterici e richiami alla dimensione archetipica dell’esistenza emergono con forza dalle sue tele, dando vita a una produzione che si sviluppa costantemente tra impulso emotivo e riflessione interiore. La ricerca di Pugliano può essere letta come una forma di tenebrismo figurativo ed espressivo. Nelle sue opere si rintracciano incursioni nel simbolismo, nell’espressionismo e nel surrealismo mistico, accomunate da una costante tensione verso ciò che si cela oltre la superficie dell’esperienza, in una progressiva esplorazione dell’inconscio che approda alla dimensione del misticismo. I temi che attraversano questa pittura sono molteplici ma profondamente interconnessi. L’eros, l’amore, la morte, la natura nella sua dimensione più impetuosa e primordiale, il corpo — soprattutto quello femminile — e, più in generale, l’indagine degli stati emotivi e psicologici più profondi costituiscono il nucleo della sua ricerca. Torpore, malinconia, estasi, sofferenza e catarsi diventano strumenti attraverso cui l’artista esplora le polarità fondamentali dell’esistenza. Nelle parole della stessa artista, la sua pittura dà forma a quello “sconvolgimento interiore che porta alla catarsi”, a quel percorso che conduce oltre i confini dell’io, fino a sfiorare talvolta l’annichilimento del sé. Non sorprende, dunque, che Daniele Radini Tedeschi abbia individuato nella produzione di Pugliano una matrice “warburghiana” nell’analisi della storia dell’arte rapportata ai grandi temi della contemporaneità, nel solco tracciato dalla psicoanalisi freudiana. Tanto nelle opere figurative quanto nei lavori più apertamente espressionisti emergono, infatti, richiami ai caravaggeschi, al tenebrismo storico e alla sua rilettura contemporanea, sempre al servizio di quelle polarità che costituiscono il fondamento dell’esperienza umana: amore e morte, luce e ombra, estasi e violenza, individuazione e annichilimento. In quest’ottica, Transizioni si configura come una sintesi particolarmente efficace dei principali nuclei concettuali e formali che caratterizzano la ricerca di Carla Pugliano. L’opera si presenta come un lavoro apertamente astratto e, più precisamente, espressionista. La sua intensità risiede tanto nel sapiente accostamento di colori dall’elevato valore simbolico quanto nella straordinaria energia del gesto pittorico. Al simbolismo del colore si sovrappone la matericità della pennellata, generando una tensione visiva di notevole impatto. La composizione è costruita attraverso accostamenti di straordinaria intensità, nei quali la materia pittorica sembra essere stata proiettata sulla tela con forza primigenia. Il gesto non si limita a costruire l’immagine: la genera, la impone, la rende viva. A predominare sono soprattutto i due cosiddetti non-colori, il bianco e il nero. Essi rappresentano la polarità originaria, la luce e le tenebre, due principi opposti che sembrano fronteggiarsi sulla superficie pittorica. Con un gesto quasi demiurgico, che simbolicamente precede la creazione stessa, Pugliano pone in collisione queste due forze antagoniste, restituendone gli effetti sulla superficie pittorica. In tal modo, la tela si configura come il teatro di una sorta di Big Bang pittorico. Dove il bianco e il nero si incontrano — o, più propriamente, si scontrano — emerge il colore. Affiorano tonalità di viola, blu e grigio, mentre al centro della composizione si manifestano accensioni dorate che costituiscono uno dei principali fulcri visivi dell’opera. È significativo che proprio nel punto di massima tensione emerga l’oro, tradizionalmente associato alla manifestazione del divino. Come se dall’urto tra le polarità primordiali potesse generarsi una scintilla ulteriore, una presenza luminosa capace di trascendere il conflitto stesso. L’osservatore è posto di fronte a una potente intersezione acromatica, a un’esplosione visiva nella quale la mano dell’artista imprime movimento alla materia. È il movimento della creazione, della trasformazione e della vita stessa, con tutto il suo mistero e con le sue molteplici sfumature. In questo senso, Transizioni oltrepassa i confini dell’espressionismo astratto per accedere a una dimensione di misticismo concettuale e contemplativo. La violenza del gesto non conduce alla distruzione, bensì alla generazione; il conflitto non produce annientamento, ma possibilità; l’urto tra gli opposti diventa il luogo stesso in cui si manifesta il cambiamento. Proprio in questa dinamica risiede uno degli aspetti più rilevanti dell’opera. Carla Pugliano suggerisce come ogni processo di trasformazione scaturisca inevitabilmente da una tensione, da una frattura, da un confronto tra forze opposte; e come talvolta sia proprio dall’oscurità, dal conflitto e dalla materia apparentemente informe che possa manifestarsi la luce. (Valentina Minniti)